domenica 30 marzo 2008

cerchiamo autenticità

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)

"Ritengo che anche domani le voci più importanti saranno quelle degli artisti che faranno sentire, attraverso la loro voce di isolati, un'eco del fatale isolamento di ognuno di noi. In questo senso, solo gli isolati parlano, solo gli isolati comunicano; gli altri - gli uomini delle comunicazioni di massa - ripetono, fanno eco, volgarizzano le parole dei poeti, che oggi non sono parole di fede, ma potranno forse tornare ad esserlo un giorno" (Eugenio Montale).
In questa situazione l'unica forma di credo possibile è per paradosso, un non-credo che rifiutando di lasciarsi coinvolgere dal compromesso dei falsi valori, si faccia certezza e disperata rinuncia all'illusione.

venerdì 28 marzo 2008

L’importanza di vedere il cielo




Vedere il cielo è importante, ed è ormai diventato un privilegio.
Privilegio di chi vive in campagna, in paese, in posti più isolati, meno densamente abitati.
La città lo offusca, lo opprime fatta com’è di un ribadire case su case, voci su voci di abitazioni, proposte di comunioni e legami, spesso deludenti o falliti.
Per forza: senza il cielo, senza spazio, come potrebbe essere possibile altrimenti? Senza l’umana libertà di un pò di silenziosa contemplazione, io credo sia impossibile amore.
C’è solo il gioco di chi grida più forte, del vicino che fa le torte se ti va bene...
La solitudine, la natura, rimanere estasiati della grandezza del cielo è invece fondamentale, soprattutto per ricordare dell’altezza: la misura a cui dobbiamo aspirare, che non è certo il soffitto di un monolocale.

giovedì 27 marzo 2008

i seminatori




Gianmaria Testa - Seminatori Di Grano
(Da Questa Parte Del Mare, 2006)



Sono arrivati che faceva giorno uomini e donne all'altipiano
col passo lento,silenzioso,accorto
dei seminatori di grano
e hanno cercato quello che non c'era,fra la discarica e la ferrovia,e hanno cercato quello che non c'era,dietro i binocoli della polizia
e hanno piegato le mani e gli occhi al vento
prima di andare via

fino alla strada e con la notte intorno
sono arrivati dall'altipiano
uomini e donne con lo sguardo assorto dei seminatori di grano e hanno lasciato quello che non c'era alla discarica e alla ferrovia
e hanno lasciato quello che non c'era agli occhi liquidi della polizia
e hanno disteso le mani contro il vento che li portava via

martedì 25 marzo 2008

oltre lo specchio



autobiografie incrociate sulle orme di un è tardi!
anni 80 passati bamboccioni esitanti vite precarie
ma oltre lo specchio una nuova identità è possibile
speranza di comune convivenza oltre la prigione
di una caotica ribollente interiorità c'è la vita

ALICE_project
SUBstantia Teatro
Sarah Silke Tasca
Laura Ghirlandetti
Francesca Gerli


tre ragazze e il loro mare, magma incandescente.
per ciascuna è differente il percorso ma intricato.
sospeso in un sogno appena sognato, non luogo d'abbandono
eco silente. passaggio ingrato.
ma ad Alice la chiave qualcuno ha donato...

lunedì 24 marzo 2008

RESURREXIT

Entusiasmo di vita crescente, il vento ulula prodigi nuovi diversi. Ripetuti uguali, sorrisi del destino.
Vivere, vivere, sempre e comunque, intensamente, vibrando, frenando, accompagnando, fremendo, risparmiando per poi pompare ancora più forte il cuore che soffia un nuovo grande amore.
Sempre lui, lo stesso, sempre uguale, non ti lascia mai andare.
Questo imperativo è solo vivere, mai uguale, te stesso per sempre, con il tuo segreto prezioso da conservare e donare, e accrescere, e accarezzare, mai e poi mai disperdere o disprezzare.
Nessuno è padrone del proprio destino, lo si deve giocare, rischiare tutto con leggero fiato, disperato e ridente, un colpo di dadi sul tavolo, come premio la misera baldracca felicità.
Ma cosa sarà?

Viverti Adesso
Non è più lo stesso
Armonia armonia
Una sola pazzia

Lottare e andare
con le scarpe più grandi
I miei occhi curiosi
Mai stanchi

giovedì 20 marzo 2008

Velazquez_Goya


VELAZQUEZ



Osservando i rispettivi crocifissi di Velazquez e Goya a distanza di quasi 150 anni si nota un netto cambio di prospettiva e sensibilità relativi alla sacra rappresentazione del martirio di Cristo.
Se in Velazquez la figura perfetta di Gesù è di ascendenza classica, oserei dire “marmorea michelangiolesca” anche se più contrita; in Goya subentra un roseo colorito morbidamente umano.
L’ideale di bellezza del Velazquez è forgiato sulla materia prima di marmi antichi, rispecchianti il valore di perfezione morale. L’astratezza di questo Cristo si esprime nell’incarnato che irradia una luce, bianca, asettica, già ultraterrena.
La morte livida lascia posto ad un chiarore che sbianca purificando la mortale forma.
Il capo reclinato dà adito della vittoria di Cristo, che Figlio obbediente accetta il destino a lui riservato dal progetto dell’Eterno Padre, per la redenzione nostra.
Cristo per Velazquez è un ideale che viene illuminato e a sua volta irradia luce ultraterrena, che rischiara ogni dubbio esistenziale con l’umile purezza del suo sacrificio.
In Goya no. In Goya già la luce ci parla di un calore tutto umano, l’oro che effluvia dal corpo del Salvatore è rosato, beatificato ma ancora umano e vivo; è la morbidezza della pelle giovane, levigata, poco contrastata, non ancora compromessa dal dolore purificante.
È carne viva, bella, sana che ci chiede: chiede il perché di un sacrificio immenso, umanamente folle.
Si leva questo Cristo del 1780; leva una supplica, un grido, una domanda tutta umana in alto dove altro non vede se non assenza, buio, morte, cieco dolore.
Sarà per questo che i suoi piedi sono inchiodati in una dimensione tutta orizzontale, un blocco quadrato dove la croce si arresta, particolare che aggiunge presenza terrena al Cristo che è Dio, ma anche uomo.
In Velazquez, la plasticità e bellezza corporea sono medium di un messaggio morale; questa bellezza rigata di sangue, sofferenza vissuta, è una bellezza per la croce: gli arti sono tesi nella tensione, nello spasmo della trazione esercitata dai chiodi su tendini e nervi.
In Goya la morbidezza carnale ha la meglio e seppur questo Cristo, agnello mansueto, ha solo simbolici segni di martirio, fa male il vederlo. Non c’è traccia di sangue, ma ci turba la vista di questa figura armoniosa, calda, sulla croce, nel supplizio più estremo.
Goya fa male, Velazquez incoraggia.
Goya innamora, Velazquez incanta, con bellezza fredda, ma vivificante: nel coraggio della Volontà che giunge alle estreme conseguenze del proprio destino.
Goya non crede nel destino, crede nel giorno, in questo uomo che nella sua classicità rilassata dedica la sua vita, carne e sangue, ad un ideale ma con gli occhi rivolti al cielo, in attesa, perché lui non ha che il suo giorno.
Lui non sa, ma ama. E per questo spera.

martedì 18 marzo 2008

meriggiare pallido e assorto

guscio chiuso e incandescente
il pensiero dirompente
giovane e fluviale
tre ragazze e il loro mare
son vestite tutte di sole
rimbalzano parole
nel cortile universitario
si crede tanto e si saluta Mario

meriggiare pallido e assorto
su una panchina dallo sguardo corto
l'infinito gli è d'appresso
oltre l'immenso cipresso
uno scoglio che si incrina
la lezione s'indovina
si frammenta di torpore
qui si vince o si muore

lunedì 17 marzo 2008

solo silenzio

Tibet lontano



il mio spazio



la mia mano



preghiera che insorge



muta



in parola



stringe un nodo nella gola



e riecheggia



di lamenti



litanie di stenti



io lo sento



non lo avverto



prego forte



un dio comune



l'accessorio



la radice



di un essere



felice

domenica 16 marzo 2008

meglio sole

sabato 15 marzo 2008

tu che hai osato

tu che hai osato sfidare l'uragano del mio cuore. conoscerai il dolore.
lo conoscerai come uno spiffero di vento, che s'insinua nella scollatura, nella camicia che lascia trapelare il brivido cocente di un perduto amore.
possibilità di calore.
tu non sai di che tempra siamo fatte noi, tu puerile e misero.
tu: trema, che fa freddo.
non ci sarà rimedio per questo.


toccarti come un flagello.
chiedo questo al vento delle mie parole.
solo cordiale sinuoso terrore.

dannato seduttore
che tu possa esser dannato.
così l'angelo ha deliberato.

tu che spingi oltre
i confini della tua bravura
la tecnica mai sazia di schiavitù immatura.

bastardo, dannato.
tu possa gelare lì dove sei nato.
cocente vendetta di te si fa dessert.

mercoledì 12 marzo 2008

di varie imbecillità

parlava veloce e dava a tutti dei deficienti, senza pelo e reticenze.
l'unico pelo il peluche dello pseudo pellicciotto, orripilante, grigio.
ma a ribadire un controsenso la borsa zeppa con la firma PRADA.
e mi dice, attaccando bottone con uno sguardo vispo e malizioso, con un dito alla tempia tutti scemi, tutti pazzi.
quanti anni ha lei? 12?
no non sia stanca... Laura!
Laura, non si lasci mai contagiare dall'imbecillità della gente.
me lo prometta con un sorriso, che adesso mi parte il treno.
prima o poi ci troveremo magari allo stesso binario, sono le otto?
dovrebbe un corno!
devo scappare e mi raccomando, occhiolino.
o era un angelo o una pazza.
probabilmente era solo il mio spirito guida, l'ho capito dal cipollone che aveva in tasca.
è giusto il mio orologio archetipico, immaginario. identico, e sempre esatto,
spaccavano le otto, in punto.
e io "dovrebbero"
e lei "un corno... sono!"

martedì 11 marzo 2008

ritorno a scuola




mi va.

la danza delle tue gambe

corrispondere
esattamente
ciclicamente

ritrovarsi ad abbracciare un altro
solo da lontano
dalle cosce ai piedi

che rispecchiano un consenso
un respiro comune
immenso

tacco punta
tacco punta
e appoggiati a terra!

aprire una gamba
un saluto al sole del tuo sorriso
un consenso

è un non penso
è accettarti
tu

che esattamente ti sposti
girasole
come me

lunedì 10 marzo 2008

chagall




ribaltamento onirico
dispotismo visionario
sovversiv'azione fantastica.

un'irriducibile distanza

la stanza
illuminata
era sopra la mia testa
capovolta
attesa
esterrefatta

la lampada sul comodino
e il letto sfatto
il ricordo di un viaggio
il biglietto sgualcito
il cappotto nuovo
che sa di vento

stendo un braccio
non raggiungo
agguanto
un foglio sfuggito
leggo una dichiarazione
una legge un errore

e poi scendo
tutto gira
velocemente
ritorna a stare ancorato
adesso è tutto davvero
abbandonato

domenica 9 marzo 2008

MIKA_happy ending

This is the way you left me.
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending.
This is the way that we love,
Like its forever.
Then live the rest of our life,
But not together.

Wake up in the morning,
Stumble on my life.
Can’t get no love without sacrifice.
If anything should happen,
I guess I wish you well.
Mm A little bit of heaven,
With a little bit of hell.

This is the hardest story that I’ve ever told. (ooooo)
No hope, no love, no glory.
A happy ending gone forever more.
I feel as if I’m wasted,
And I’m wasted everyday.

This is the way you left me.
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending.
This is the way that we love,
Like its forever.
Then live the rest of our life,
But not together.

Two o’clock in the morning,
Something’s on my mind.
Can’t get no rest,
Keep walking around.
If I pretend that nothing ever went wrong
I can get to my sleep
I can think that we just carried on.

This is the hardest story that I’ve ever told. (ooooo)
No hope, no love, no glory.
A happy ending gone forever more.
I fell as if I’m wasted,
And I’m wasted everyday.

This is the way you left me, (Oh I fell as if I’m wasted)
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending.
This is the way that we love, (And I’m wasted everyday)
Like its forever.
Then live the rest of our life,
But not together.

Little bit of love

Little bit of love x 25

Little bit of love (I fell as if I’m wasted)
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love (And I’m wasted everyday)
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love
Little bit of love

This is the way you left me. (Little bit of love .. continues repeating)
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending.
This is the way that we love,
Like its forever.
Then live the rest of our life,
But not together.

This is the way you left me. (Little bit of love .. continues repeating)
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending.
This is the way that we love,
Like its forever.
Then live the rest of our life,
But not together.

This is the way you left me.
I’m not pretending.
No hope, no love, no glory,
No happy ending

giovedì 6 marzo 2008

la misura della mia speranza

quel non so che d'indomito che ci portiamo nel sangue, nero ribollente come vino, noi Bergamaschi che ribaltiamo il tavolo per troppa purezza, per la nostra saggia ignoranza, ingenuità di una stirpe contadina, dal viso troppo schietto per osannare lo scaltro vincitore.
mani forti, piedi grandi, cervello fino, ma condanna di questa tempesta che abbiamo nel sangue!
sarà per questa terra smisurata, totale, priva di limiti. una linea, la pianura.
una retta che continua ostinata ad affermare se stessa, la terra che avanza.
lunga verde linea, sconfinata come il mare, come l'anima mia che non sa annegare senza lottare, senza insultare, che sempre e comunque non sa farsi bastare.

mercoledì 5 marzo 2008

la pulce nell'orecchio

Jonathan Carroll, Gli Artigli Degli Angeli (Titolo originale "From The Teeth Of Angels" - 1994), Fazi Editore, 2007.
"Gli Artigli Degli Angeli" è una costruzione complessa che sovrappone al mondo reale, l`universo fantastico di Carroll. I suoi personaggi fragili e coraggiosi, sfrontatamente umani, ci ricordano con realismo le nostre più profonde paure. Senza tralasciare l`ironia, Carroll non si rifugia nella retorica, ma parte alla ricerca di risposte imprevedibili, sempre in bilico tra fede e magia. Un libro profondo e divertente, difficile da dimenticare. (C.F.)

...perchè so che mi leggete
(cavolo l'ho preso per Lewis, vabbè)

definizioni

"un sognatore, se occorre una definizione precisa, non è una persona, sapete, ma è una creatura di genere neutro. si stabilisce per lo più da qualche parte, in un angoletto inaccessibile, quasi che lì voglia nascondersi persino dalla luce del giorno, e se poi
si rintana in sè, finisce per avviticchiarsi al proprio angoletto, come una lumaca o, per lo meno, assomiglia molto, in tal senso, a quell'interessante animaletto che è un animale e una casa insieme, e che si chiama tartaruga."
Le notti bianche, Fedor Dostoevskij

martedì 4 marzo 2008

appuntamento-Milano

IL GIRO DELLA CITTA'
IV Edizione 2008
per una città in movimento

Domenica 9 MARZO 2008 ore 15.30
GENTE COME UNO
OPERA CARDINAL FERRARI
via G.B. Boeri 3 - Milano
Ingresso Libero


LE ALTRE DATE DEL GIRO DELLA CITTA' 2008:

Spettacolo Gente Come Uno
12 MARZO 2008 ore 18.00, CIVICA SCUOLA D’ARTE DRAMMATICA PAOLO GRASSI via Salasco 4, Milano.

28 MARZO 2008 ore 21.30, SPAZIO TADINI, via Jommelli 24, Milano.

4 APRILE 2008 ore 20.30, FRATELLI DELL’UOMO presso l'ISTITUTO PROFESSIONALE FALCK DI SESTO SAN GIOVANNI via Balilla 50, Sesto San Giovanni.

17 APRILE 2008 ore 20.30, COMUNA BAIRES in collaborazione con FUNDACION PUPI, presso Comuna Baires, via Parenzo 7, Milano.

12 MAGGIO 2008 ore 21.00 Comitato di Solidarietà “LOS PEQUENOS DE VILLALPANDO" presso Teatro Guanella, via Dupré 19, Milano.

31 MAGGIO 2008 ore 20.30 Marcia “MICA TANTO MOVIMENTO” presso Villaggio Barona, via Zumbini 6, Milano.

5 LUGLIO 2008 ore 21.30 COMPAGNIA TEATRALE ATIR presso TEATRO RINGHIERA via Boifava 17, Milano.

Spettacolo Mapu Terra


13 APRILE 2008 ore 16.00 TERRE DI MEZZO EDITORE. All'interno di "FA’ LA COSA GIUSTA - 5° fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili", Padiglione 8, Fiera Milanocity.

8 APRILE 2008 ore 11.00, UNIVERSITA’ DI MILANO BICOCCA – FACOLTA' DI GIURISPRUDENZA, piazza dell'Anteo Nuovo 1, Milano. Aula Magna.

8-9 MAGGIO 2008 ore 21.00, TEATRO GUANELLA in collaborazione con PEACEREPORTER presso il Teatro Guanella, via Dupré 19, Milano.

22 MAGGIO 2008 ore 21.00, POLITECNICO DI MILANO - FACOLTA' DI ARCHITETTURA, via Ampere 2, Milano. Patio.

26 GIUGNO 2008 ore 21.30 COOPERATIVA SOCIALE LA CORDATA presso il Villaggio Barona, via Zumbini 6, Milano.


Spettacolo Fabricas

23 aprile 2008 ore 21.00, FORUM DEL RUOLO TERAPEUTICO, via G. Milani 12, Milano.

10-11 MAGGIO 2008 ore 21.00, TEATRO GUANELLA in collaborazione con PEACEREPORTER presso il Teatro Guanella, via Dupré 19, Milano.

18 GIUGNO 2008 ore 21.45, EX- OSPEDALE PSICHIATRICO PAOLO PINI, via Ippocrate 45, all’interno del Festival DA VICINO NESSUNO E’ NORMALE e in collaborazione con la Cooperativa Chico Mendes.

dare al buio

dare al buio è il contrario di dare alla luce, ed è un percorso iniziatico alla rovescia in cui si consuma senza bruciare il rapporto pedagogico del viaggio iniziatico di un amore.
il pre-testo è un fatto di cronaca il rapimento di Natascha Kampusch, la ragazza austriaca, rapita bambina e tenuta segregata in una cantina per ben otto anni da un rapitore che nel momento della sua fuga si uccide.
il testo nato dalla collaborazione di Letizia Russo e del regista Renzo Martinelli, affronta proprio il momento del distacco, della fuga della raggiunta libertà di Natascha, perchè otto anni o un attimo hanno lo stesso peso nel tempo incantato di una solitudine condivisa all'interno del mondo alla rovescia di questa casa, del suo tempo ciclico, ipnotico.
Il linguaggio, ermetico e concentrato ipnotizza, catalizza evocando.

un terzo personaggio allegorico e strampalato alter ego, forse amico immaginario pieno di scottanti rivelazioni contrappunta e rende consapevole la vittima, ribaldandone prosegressivamente l'equilibrio di forza con il proprio carnefice.
i personaggi resi essenziali e definiti dalla sola iniziale del nome, diventano figure archetipiche di una fiaba noir che giunge presto al suo epilogo, ripartendo da un inizio.
"io sono Natascha" l'ultima battuta, una presentazione, avrebbe dovuto essere la prima e invece è la cronaca di una nascita.
Sicuramente uno spettacolo complesso ricco di interrogativi e di tematiche scottanti lasciate aperte come il rapporto vittima-carnefice, dentro-fuori, dominio-libertà, amore-possesso.
Attendendo le risposte in un se fosse, come in una rinascita.

“una storia senza tempo, universale e archetipica, che va oltre ogni trama e ogni articolo di giornale, oltre ogni giudizio. Una fiaba che abbiamo deciso di abitare perché ci riguarda. Una fiaba che è il rito della nascita e della morte, della paura e dell’amore, dell’incontro e della fuga. Un rito al quale si deve partecipare e che si ripropone, uguale e diverso in ogni storia, in ogni vita. E spesso il lieto fine è diverso da quello che ci si aspetta, ma la fine di una fiaba è la fine di una fiaba.”
Renzo Martinelli

sabato 1 marzo 2008

baobab

Il baobab prende piede
Assedio nel mio cuore
Immobilizza la possibilità
Di un nuovo amore.

Cambia il fato in tempo
Passato
Esausta mi lascia abbracciare
Il sordo tronco.

Inaccessibile
Di scorza dura più della pietra
Il baobab grandeggia nella sera
Di solitudine avversa.

E io che son diversa
Riverso le lacrime
Bagno le sue radici
Aggrottate come sopracciglia

Sorprese di tanto amore
Infastidite
Dell’ardore incomprensibile
Canto di nuova linfa.

Scusami baobab
Mai addomesticato
grande e grosso
ma meschino

prezzo salato
come la resina sciolta
la scorza dura
a cui mi son rivolta.

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