giovedì 29 maggio 2008

non ritorni


(foto: Anna di Prospero)

Forse tra quell’intensità
e una nuova vita
Ci sta una sola via
d’uscita
Dimenticare
Rinnegare tutto
Immersi in un eterno flutto
Che bagna e ritorna
A prosciugare la sabbia
Come qualcosa che purifichi
dalla rabbia
Di aver perso memoria
Della sola vittoria
Dell’unico bene donato
E riavuto
Come un mare prosciugato
Dalla conta dei giorni
questi nostri non ritorni

lunedì 26 maggio 2008

arte_il tondo Doni




La Sacra Famiglia in Michelangelo

La celebre tavola detta Tondo Doni, che rappresenta la Sacra Famiglia e il S. Giovannino, è l'unico dipinto di Michelangelo che non lascia alcun dubbio circa la sua paternità.
Dipinta tra il 1503-1504 su commissione di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi come dono per le loro nozze, la tavola è circolare secondo il tipico formato fiorentino e si ritrova nella sua cornice originale: intagliata, molto preziosa, probabilmente disegnata da Michelangelo stesso, dove compaiono le falci di luna crescente simbolo dell'arme degli Strozzi.
Il colorismo della tavola richiama la maiolica dipinta, con pochi ma vivaci colori, decisi e definiti, così come i corpi che sembrano scolpiti nel marmo da una definizione pittorica che lascia ben poco spazio alla seduzione e all'ambiguità di velature, qui la luce è chiara, netta, incisiva, rosata e soprannaturale e scolpisce la natura di quei corpi che esprimono la totalità umana. Ciò a cui ogni uomo può aspirare aiutato dalla Fede.
La bellezza della forma naturale è investita da una luce che chiarifica un ruolo; la muscolatura è forza interiore, è capacità di dirigere un'azione, è moralità acquisita per via della grazia che fa scordare la fatica, ma come ogni muscolo umano, qui inteso come fascio di fibra morale, è decisione e allenamento continuo alla buona volontà, l'accettazione della volontà suprema.
Ma questo tratto “pesante” di gravida presenza, consistenza di un corpo, non è statico, al contrario è dinamica di un movimento, quasi un saggio di sviluppo spaziale del mutamento.
In questa tavola, possiamo credere che il bambino stia per tornare nelle braccia di Maria, ma nulla ci impedisce di pensare al contrario che stia passando dalle braccia della madre a quelle di S. Giuseppe, è un movimento, è la dinamica di un ruolo educativo che si svolge in due; è la famiglia che diventa tutt'uno per forza d'amore, la cooperazione data dall'unione.
Le figure si articolano così plasticamente e morbidamente nello spazio, facendo confluire la stirpe di Davide quella da cui proviene Giuseppe alla nuova umanità rinata dalla Chiesa Universale nelle braccia di Maria secondo l'interpretazione canonica, ma noi possiamo perfino vedere il continuo passaggio del Cristo bambino nelle braccia forti e amorose dei genitori.
Lo spazio sacro è separato da schiere di uomini nudi che attendono la Resurrezione della carne, e rimandano all'umanità prima della venuta di Cristo.
Il san Giovannino vestito della consueta veste di cammello osserva la scena dall'esterno dell'hortus conclusus dove ciocche di trifoglio simboleggiano la Trinità, con aria incantata d'attesa; mentre il libro nel grembo di Maria rimanda alla storia che deve venire, alla consapevolezza per il cammino verso la Croce, l'accettazione della Volontà divina che sacrificherà il corpo morbido e possente di suo figlio levandolo sofferente sulla Croce.
Ma quello raffigurato è il tempo della Grazia e della bellezza, della possenza morale, della luce chiarificatrice e serena di un ordine superiore.
Michelangelo in questa tavola introduce una serie di novità compositive e coloristiche che fanno di quest'opera un vero caposaldo della pittura occidentale, il Tondo Doni presagisce infatti alla grandiosa opera della cappella Sistina, al protagonismo di corpi investiti da una luce e forza divina che esprimono in totalità l'essere umano.

sabato 24 maggio 2008

appuntamento-treviglio poesia





MERCOLEDÌ 4 GIUGNO 2008
ore 20.00 – Cinema Ariston multisala
Apertura Festival - Serata inaugurale
Aperitivo, presentazione del programma del festival
e
Tramite musica - letture
a cura di Cristiano Poletti - voce, Graziano Gatti - tromba, Paolo Guarneri - piano

GIOVEDÌ 5 GIUGNO 2008
ore 21.00 – Chiostro del Centro Civico di Treviglio, ingresso vicolo Bicetti
Dialogo e letture
Incontro con
VIVIAN LAMARQUE

VENERDÌ 6 GIUGNO 2008
ore 21.00 – Chiostro del Centro Civico di Treviglio, ingresso vicolo Ricetti
LA PAROLA IMMAGINATA
video/poesia: premiazione di videoclip vincitori del Concorso La parola immaginata
Dialogo, letture e presentazione opere video
Incontro con
ANTONELLA ANEDDA

SABATO 7 GIUGNO 2008
Presentazione di poeti e libri di poesia
Cortile Libreria di Treviglio, via F.lli Galliari
ore 10.30: incontro con Adelio Fusé – Orizzonti della clessidra distesa
ore 11.30: incontro con Antonella Doria – Poesia contro Guerra
Cortili del Centro storico
I CORTILI DELLA POESIA - Performance & Reading
17.30 - Piazzetta Santagiuliana
Poetango: musica, parole e movimenti sinuosi
con i danzatori di Baires Tango's,
Pierluigi Ferrari alla chitarra e Nicola Castelli voce recitante
18.30 - Cortile Libreria di Treviglio, via F.lli Galliari
Colloquio orale (preghiera in forma di concerto scenico)
tratto da “Colloquio corale”, poema di Aldo Capitini,
con Valentina Battarola e Damiano Grasselli
ore 21.00 – Chiostro del Centro Civico di Treviglio, ingresso vicolo Ricetti
Dialogo e letture
Maria Tosca Finazzi incontra
MAURIZIO CUCCHI

DOMENICA 8 GIUGNO 2008
Cortili del Centro storico
I CORTILI DELLA POESIA - Performance & Reading
16.30 - Cortile (da definire)
Parole d’amore senza confini
a cura del Centro culturale Clementina Borghi
17.30 - Cortile Casa Bacchetta, via F.lli Galliari
Sonetti di Shakespeare nella lettura a cura di Richard Dury
18.30 - Cortile del caffè & ristorante “al d.” presso Palazzo Silva, via F.lli Galliari
Maschere per la poesia – danze e letture dal simbolismo francese
a cura di Franz Cancelli
ore 21.00 – Teatro Filodrammatici
Femminile e singolare. Vedi alla voce poetessa
percorso di lettura a cura di e con
LELLA COSTA

mercoledì 21 maggio 2008

multicultura a teatro




Multicultura e scuola: una sfida aperta come una scena

La diversità lo sappiamo è una risorsa, è una problematicità che aggiunge che fa anche un po’ disperdere è vero diciamolo pure… ma nel movimento che innesca lancia degli stimoli e la nuova entusiasmante possibilità di ricogliere il tratto essenziale che diventerà preminente di un contesto socio culturale, storico antropologico che dir si voglia, che ci mette in moto in prima persona e ci fa sentire parte integrante di qualcosa di condiviso o condivisibile.
Qualcosa che sappia di impresa comune da impastare, perché, si sa, se c’è diversità ci si deve creativamente “mettere in mezzo”, riconoscersi e definirsi per trovare approdi comuni.
Lo so, è una premessa vaga, generica, sicuramente perlopiù condivisa, ma non per questo meno estranea alle nostre pratiche quotidiane, e alla concretezza delle nostre scelte: schieramenti opposti, paure, esclusioni, definizioni perentorie, che vanno sempre bene anche se poco attinenti al reale, purchè appaiano salde. Lo si fa sempre, dal piccolo al grande, dalla destra alla sinistra, anche se ormai solo centro e allora… ancor di più!
La diversità che sfida! Che fatica! Che paura anche!
E che palle, diciamolo pure, che palle!
Doppio sbattimento, discussioni aperte, rispetto dell’altro, messa in discussione dei miei cardini esistenziali.
È molta fatica con cui misurarsi, sì però è il nostro tempo quello del “ma anche”, dell’inclusione, della flessibilità non dogmatica. Zygmunt Baumann sociologo molto di moda, parla di liquidità di spostamento del baricentro in una zona melmosa, dispersa, decentrata, e non la decanta tanto questa categoria liquida che ci avrebbe intriso tutti, ma almeno un pregio questa dilatazione, questa fluida mutazione sembra averla in questo suo essere in conformazione plastica, creativa ed includente, a volte può apparire anche troppo caotica, ma è solo l’incertezza che la costituisce.
L’incertezza, si perché non si tratta di paura vera e propria, è un’ansia sottile, subdola e penetrante quella che per esempio fa sì che in una scuola di Milano, in via Paravia, i bambini italiani non ci siano più, siano tolti da madri preoccupate ed inseriti in altri contesti più sicuri e meno “problematici” per l’appunto, quindi a rigor di logica anche meno stimolanti.
Ma qui di logico c’è poco, e il rigore è proprio quello che la preoccupazione vede venir meno, sì perché l’integrazione è ancora una battaglia aperta, questo incontro con la diversità è propriamente la sfida del nostro tempo; la multiculturalità apporterebbe infatti quella diversità di veduta che tanto ci necessita e permetterebbe di tracciare forse un nuovo racconto globale, come nuova espansa interpretazione del reale.
Importante è non fare allora un gran risotto, ma saper rispettare (eccola qua la categoria morale del rispetto) le diversità senza tradirle, senza perdere la precisione delle provenienze, dei luoghi.
Ma al contempo si necessita di un incontro contingente, qui ora, che ci faccia partecipi e ci immerga nello sconosciuto mare di un pluriforme che avanza e che volente nolente è il nostro tempo.
Che fare?
Esiste da anni nella scuola la coscienza della “stimolante problematicità” e spesso sono attivati laboratori pomeridiani di “Educazione all’intercultura” che mirano a creare la dinamica di questo incontro che spesso poi nei ragazzi è più semplice ed esiste già; comunque questi adulti studiano di mettono in crisi, e cercano; nel mio piccolo anch’io cerco in questa direzione e con l’ONG milanese Fratelli dell’Uomo ho avuto esperienza come formatrice in un laboratorio di intercultura, in questo laboratorio si cercava la conoscenza diretta ed essenziale dell’altro tramite un canale privilegiato: il teatro.
Canale privilegiato perché il teatro è essenzialmente diretto e presente nel luogo di una relazione io tu senza la quale non potrebbe sussistere. E soprattutto poiché pone l’accento sulla presenza corporea, la vicinanza e la rilevanza di un luogo comune e condiviso.
Lo scopo era formare il gruppo, secondariamente il gruppo avrebbe proposto uno spettacolo come compimento di un percorso. Lo spettacolo è il pretesto, molto importante, di un lavoro comunitario e molto concreto che si raggiunge con l’unione delle differenze apportate dai singoli.
Questo credo sia molto importante ed è la vera ricchezza del metodo pedagogico che utilizza la teatralità: il fatto di non disperdere il singolo nel comune, meglio conosciuto come “globale”, movimento incessante, ma il fare realmente i conti con l’esserci, qui adesso materialmente, con l’ essere vicini: una condizione spaziale, oggettiva, molto rilevante.
È questa diversità storica data dalla possibilità di essere vicini che ci genera quella insicurezza strisciante.
Il teatro risolve questo stato ansiogeno in modo molto pragmatico e concreto, mettendo in moto ciò che c’è, senza ulteriori costruzioni, anzi quelle saranno aggiunte cammin facendo da una reale necessità.
Il realismo e la tangibilità del corpo, di uno spazio e del movimento che lo abita fanno della scena vuota, sfida della possibilità di incontrarsi, una piazza dinamica e democratica dove ci si definisce in relazione-contrapposizione all’altro davanti a noi.
Questa è la scena vuota: un’incognita, la possibilità di un incontro, ma anche di un rifiuto, il mettersi in mezzo creativamente, totalmente e affettivamente per far parte di una comunità che si ridefinisce, si rinsalda, o addirittura si crea.
L’educazione all’apertura, passa quindi da una limitatezza corporea, da una definizione precisa di spazi e di tempi, di ruoli e di apporti, ma passa primariamente da una curiosità affettiva, “umana”
nella sua radice di partecipazione, di compassione mettendo in moto processi culturali profondi, poiché partono da una radice affettiva, sentita, di un qualcosa di non astratto ma che riguarda da vicino.
La paura, l’insicurezza potrebbero essere vinte soltanto da un abbraccio assembleare, di cittadini raccolti attorno ad una nuova piazza per vocazione teatrale, al tempo stesso globale e locale, una sfida che primariamente la scuola (insieme alla famiglia) deve sforzarsi di rendere possibile.


Per approfondimenti:
Leggi l’articolo “Via Paravia, a scuola 9 stranieri su 10. I nostri figli non s’incontrano più”, Corriere della sera Lombardia martedì 13 maggio 2008

domenica 18 maggio 2008

appuntamento-Milano



la periferia ha fatto centro!
MARTEDì 27 MAGGIO AL BARRIO'S CAFE'

giovedì 15 maggio 2008

richiedo stabilità cosciente




la fisicità possente
degli omenoni in corsa
richiedo stabilità
cosciente alle mie ossa

pensiero che si assesta
tra una tibia e un perone
correre nel passo
di un titano d'amore

martedì 13 maggio 2008

il tutto_niente



Siamo noi i custodi di un’attesa, noi che esitiamo che aspiriamo, ad un domani più vago.

Alture insormontabili spalancano i nostri occhi, e a sera pesa l’ingordigia di una visione. Siamo noi che attendiamo un segno al di là dalle nubi, sopra la montagna, rocciosa e dura, masso che sfida la nostra umile voce.

Ma custodiamo un segreto, sotteso nelle pieghe della rivolta, volontà accesa di non contesa.

Custodiamo la possibilità, l’ardore a venire della nostra fiacchezza, le membra spossate dell’infinita possibilità, il dolore lancinante dell’impossibilità stessa.

Custodiamo il venire, il passato e il già venuto custodi di un sogno mai nato.

Ma stato, essente, vivente, con noi nell’attesa del tutto-niente.

sabato 10 maggio 2008

365 bisogno


Il difficile non è amare ma lasciarsi amare, concedere a qualcuno di amarci, permettergli di entrare a casa nostra.
Il difficile è chiedere aiuto.
Il difficile è ammettere di aver bisogno.
Il difficile è dialogare con il proprio limite senza lasciarsene schiacciare e senza schiacciarlo.
Il difficile è accettare di non aver niente da dire.
Il difficile è creare la casa prediletta a tutto ciò che desidera riversarsi in noi; questa casa si chiama "silenzio".

fidarsi
fidarsi
fidarsi
dopo il tempo passato a scrutarsi
volersi cercarsi
per poi solo soltanto negarsi

ma la tua fame ha morsi
che non concede rimorsi
io vittima sacrificale
sull'altare del tuo non amore

negarsi
negarsi
negarsi
fino all'ultimo istante voltarsi
fino all'ultimo giro di giostra
io mi nego e concedo ogni mossa

perchè è così difficile ammettere un bisogno?

venerdì 9 maggio 2008

io che non so rendermi comprensibile


abbassarmi
riempire il mio corpo
toccami
e capirai
la mia verità
brucia le dita
la mia verità
infinita
ma è solo menzogna
sotto carezza
che suda la liquidità
della tua mancanza
maledetta

io che sto sospesa
tra l'attesa
e una resa
io che non mi scompongo
nemmeno per un dolore
non crederai conosco
l'amore

per te
che non lo vedrai
per te
che non lo vuoi
ma io canto
perchè oggi ho compreso
la mia distanza
dal tuo sguardo
teso

e canto la mia
serenità
la mia accortezza
il mio orgoglio
stupido
che si è sorriso
con aria di cambiamento

lento
carpiato
un salto garbato

giovedì 8 maggio 2008

tracciando un incontro



Le rughe della tua fronte
Sono linee di memoria
Sono la buccia e la scoria
Del tempo passato
Non rinnegato
Che si è fatto esperienza
Di passo
E saggezza
Si è fatto vera ricchezza
Della pazienza che sa aspettare
Che impotente
Non ha altro da desiderare
Ma vive nel tempo
Del suo stare
Senza pretendere vane parole
Senza sapere
Vivendo soltanto
L’attimo esatto che traccia un incontro
Poi lo saluta con l’animo in spalla
Consapevole del viaggio
E di una speranza
Riposta sotto un masso
Tornito di viole
Che nessuno mai vede
Né mai coglie

mercoledì 7 maggio 2008

recuperando Dante_l'intelletto d'amore




"Ma dì s'i' veggio qui colui che fòre
trasse le nove rime, cominciando
Donne ch'avete intelletto d'amore."

Ed io a lui: "I'mi son un che, quando
Amor mi spira, noto, e a quel modo
ch'e' ditta dentro vo significando."

(Purg. XXIV, vv. 49-54)

venerdì 2 maggio 2008

colonna sonora

Remedios
Gabriella Ferri


Remedios, piccola cara, ragazzina, bella, dolce
splendida piccola rimasta così, seduta in riva al mare
e le mani piene di perle, il sole in fronte e il sorriso
bianca orchidea, anima e colomba
e la allegria, tu canti la consolazione
canti la speranza, tu canti Remedios
spera che un giorno potrò dirti:
"ti voglio bene piccola, ragazzina, bella, dolce,
piccola, piccola, piccola..."
la tua storia, ce la raccontò una volta Dio
il tuo fratellino con la sua chitarra
tu ti eri addormentata sotto la luna
eri felice, piccola Rimedios
spera che un giorno potrò dirti:
"ti voglio bene piccola, ragazzina, bella, dolce,
piccola, piccola, piccola..."
il sole in fronte e il sorriso
bianca orchidea, anima e colomba
e la allegria, tu canti la consolazione
canti la speranza, tu canti Remedios
spera che un giorno potrò dirti:
"ti voglio bene piccola, ragazzina, bella, dolce,
piccola, piccola, piccola..."

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