lunedì 30 giugno 2008

scordato strumento




Cuore che sai vivere
di lunghe attese
come incontri sospesi
Sul filo claudicante
Dei passi arresi

sabato 28 giugno 2008

"la mia parola è no"

"Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare"
(M. Foucault)

giovedì 26 giugno 2008

non insegnate ai bambini




Non insegnate ai bambini

di Giorgio Gaber


Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.
Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto
la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.
Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto,
al teatro, alla danza ma se proprio volete
raccontategli il sogno di un'antica speranza.
Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore
il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

sabato 21 giugno 2008

_living

Ritorno

Grigio.
Mi rimbalza nelle mani la polvere, il gesso che non mi abbandona, ma che invecchiato è diventato sporco.
Grigio.
Mi impasta la bocca, sulle rotaie di un treno storto. Penso al colore, alla sua conformazione sulle mie mani calde e indaffarate, penso al suono e al movimento della lingua che si sforza di digrignare il suo sapore.
Strano colore.
Indecifrabile, completo, complementare di se stesso… il Grigio è uno che sta in piedi da solo, “e chi lo ammazza a quello?” è un tizio inappuntabile, imprendibile, il più pulito e ordinato, quello che si alza la mattina e ha già la riga pronta, perfetta.
Eppure questa polvere si sforza di raccontarmi dell’altro, forse di una caduta, di una lenta trasformazione, di un movimento lento e irriducibile che sa di tempo, di storia, memoria.
Mi racconta di una disillusione, di un vento che si conta le ore, che è stanco ma che fa ancora volare, come incattivito, la tenda del mio scompartimento lanciato lento nel pomeriggio affondato in un rosso lagunare.
Manca il mare, solo ancora polvere.
Adesso però il panorama è cambiato è verde è terra, fuori dalla città e dai suoi muri grondanti fatica.
Ma non riesco a scrollarmi di dosso la sua infinita minima variazione, il suo lento decadere.
Il grigio mi lancia richiami e catene.
Io non voglio rispondere, taglio corto, ma so che esiste anche una mia responsabilità per quella caduta che innalza piani anonimi in lontani quartieri industriali, e lascia soli bambini fra palazzi troppo pieni.
Penso che forse bisogna svuotare, polistirolo bianco per poter colorare.
Penso che abbiamo bisogno di un luogo dove riappropriarci di tutta la scala dei colori, di capire il nostro e ascoltare i vari toni, la loro consistenza… in fondo di una comunità ritrovata in evidenza.

venerdì 13 giugno 2008

quando Orfeo dorme




quando Orfeo dorme
tutto è informe
caotico materico
stato di nuvola
laterale
immortale
tutto è indefinito
ed esploso
offeso scommesso
nato morto
o morto adesso
perchè soltanto Orfeo
ordina il nesso

mercoledì 11 giugno 2008

ora




Non ci fu mai più inizio di quanto ce n'è ora,
Ne più gioventù o vecchiaia di quanta ce n'è ora,
Ne vi sarà più perfezione di quanta ce n'è ora,
Ne più cielo o più inferno di quanto ce n'è ora.

(W. Whitman, da "Foglie d'erba. Canto di me stesso 3")

domenica 8 giugno 2008

la transiberiana




...quello che sogno stanotte

capriole e foglie

Perché non mi rispondi e disattendi
Sei l’intima agonia della foglia che si accartoccia
o della lingua che si aggroviglia
e riscopre i suoi nodi saporosi
che non lasciano fluire parola
Nodo in gola
Perchè questo silenzio ebete e affettuoso
Lontano
Misericordioso?
Assenza litania salmodiante
che mi ricorda la via
Claudicante
Una scia
il tuo profumo intenso
bacca che evanescente fumiga
Una bacca allucinogena
Che mi dona il tuo bacio nella prima sera
un tradimento farsesco
la capriola di un capire
l’Immenso

venerdì 6 giugno 2008

Il mio Maestro

Voi avete bisogno
delle mentine
per coprire il fetore
del vostro fiato

il mio Maestro
se ne sta alto
silenzioso
un poco lontano

a scrutare il cielo
in aria di tempesta
il mio Maestro
ha un’anima che cerca

Magro dritto
immemore di stomaco
cammina indomito
con passo snello

bagaglio quasi nullo
Si lascia educare
dal vento e
dalle stelle

Solo a sera si siede
e si ciba
condito di risa parole
mani sincere

Un sorso di vino
È un’altra preghiera
Quando ormai
viene sera

Questo è il mio Maestro
il solo che m’insegna
con un’occhiata
ad aver cura della parola

detta
stolta ingannatrice
Lui gira le spalle
a quanto “si dice”

L’ho visto furibondo
Acceso e trasognato insieme
Il mio Maestro è tutto
e non è mai finito

È una terra che attraversata
sorprende ancora
È vagare all’alba
Sicuri dell’aurora

È pazienza è tempo
È solo un momento
È il piangere
Sudare colore

È cadere sotto un masso
Troppo pesante
È essere eroico
grondante

Temendo il chiodo
Un chiodo che annienta
Ma è sicura coscienza
Di quanto gli spetta

È vivere sgretolando piano
Il masso umido
E informe
Di un giogo lontano

Umilmente accettato
Lentamente capito
Attraversare a passo
Questo tempo finito

mercoledì 4 giugno 2008

vedere




la verità sta nel palpitare e non nell'astrazione, sta nella smania di comprendere e di vivere ogni cosa fino a consumarla di luce, uno sguardo onnivoro che bramando si acceca, si potenzia nell'annullamento del suo volere...
Tiresia: il cieco è veggente!
si ma non vede niente, è assente alla vita e allora si ritorna ad un'astrazione, un modello, una precomprensione...
forse...
sto circuitando tra i saliscendi di visione e sua impossibilità.
L'aquila mira il sole e sostiene lo sguardo, noi vediamo una palla di fuoco poi è nero baratro di un pozzo, frustrazione impotente.
Eppure non è vero che non si vede niente...

lunedì 2 giugno 2008

diario_i desiderata



Il mio desiderio di te, impronunciabile, indistricabile, non trova forme preconfezionate, non è riposto su scaffali di ordine comune il mio lacerante desiderio di te è impronunciabile, improponibile nell’orgia mediatica che presuntuosa pensa di darci ogni effetto del desiderio, non trova il suo posto forse perché non ne ha…




E il mio corpo, il mio desiderio tutto di bisogno intriso, si ribella a queste costrizioni; ho bisogni che gli altri umani della mia stirpe hanno dimenticato.
Ho bisogni ineffabili, spirituali, eterei, melmici, materici, orfici, apocalittici; desideri improponibili a questa noiosa orgia di trivialità.

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